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Complemento alla Teoria sessuale (1): l’a-sessuazione
Pubblicato su internet, ottobre 2024.
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In questo testo si tratta di introdurre l’elaborazione psicoanalitica di un complemento alla Teoria sessuale acquisita fino a oggi. Ciò appoggiandosi ai risultati, prima clinici e poi concettuali, dell’ultima perversione, ad oggi, la perversione del fallico, che viene a rispondere, quarantotto anni dopo, al rammarico di Lacan di fronte all’inefficacia della Psicoanalisi nel creare una nuova perversione. Bastava aspettare e non perdere il filo dell’esperienza psicoanalitica il più vicino possibile alle formazioni dell’inconscio, per beneficiare di un passaggio atteso dall’esclusiva necessaria del mondo patriarcale a l’inclusiva necessaria del mondo del dopo. Eccone un’introduzione. L’insieme è accettabile, concettualmente, quanto efficace, clinicamente, se si accetta di seguire la lettera lacaniana sulle sue tracce, e non più la traccia di Lacan alla lettera.
La sessuazione lacaniana merita il nostro interesse, ancor più oggi che al tempo della stesura delle formule della sessuazione. Ciò che ha continuato a evolvere dagli anni 1970, nella vita delle une e degli altri, nelle pratiche e nelle teorie, ha generato e continua a nutrire numerosi aggiornamenti, veri e propri update a tutto campo della vita sessuale, a proposito delle sessualità che ci mettono alla prova. Perché il sapere inconscio legato alla sessuazione non smette di apparire là dove assume ai nostri occhi una forma nuova e dove spinge il senso ai suoi limiti normativi.
Il Fallus, che va nominato senza indugio, poiché continua a essere al centro delle preoccupazioni concettuali contemporanee, genera mille valutazioni, divisioni e incomprensioni tenaci, di cui bisogna trattenere prima di ogni altra cosa, per ciascuna, l’opportunità di un’elaborazione teorica avvitata sulla reinvenzione perpetua della psicoanalisi, fuori eredità. Scrivo Iel per il Fallus, poiché è l’unico pronome, e significante padrone del tutto recente, capace di illustrare la costituzione psichica bisessuale degli esseri-parlanti, dove iel trapunta una somma così significata, troppo a lungo lasciata alla deriva delle nostre parole, ancora più divise dei soggetti che siamo. Uno dei rari significanti nuovi del nostro tempo che, ed è qui che gli riconosciamo le sue ragioni, non arretra davanti alla bisessualità che è l’inconscio stesso, di non essere soltanto bisessuale.
Il fallico, dal canto suo, sembra essere stato, abbastanza spesso, relegato nell’ombra del suo ambasciatore troppo visibile che soffre, là dove iel insiste, della sua affiliazione immaginaria all’oggetto che non è, ma che tuttavia produce certi effetti che giustificano l’impiego di questo significante “fallo”, rendendo inevitabile, a ogni sua occorrenza, la trappola soggettiva che suscita, dove la nostra confusione prevale nei suoi turbamenti. Una trappola discorsiva che ci insegna ancora, se accettiamo davvero di torcere la lingua per riuscirci, che la comprensione del fallico e le sue poste in gioco permette di arrivare, senza ignorarle eccessivamente, alle compromissioni immaginarie incaricate di sostenerci ai bordi di certe falle dell’esperienza del sapere, e di quella della mancanza nutriente del desiderio.
Ipotesi e proposta
Per mettere in movimento queste nozioni, nel mio bricolage di pensieri, ho proposto di avanzare sulla pista dell’a-sessuazione. Una sessuazione detta “fuori-Fallus” per l’occasione, capace di rendere conto delle esperienze sessuali e analitiche in corso, così come di mettere in questione alcune proposte concettuali storiche e le loro conseguenti interpretazioni (“lato uomo versus lato donna”, “femminile versus maschile”, e altre, come tante variazioni fallaci rispetto alle formazioni dell’inconscio).
Qual è la mia ipotesi? L’a-sessuazione è una sessuazione che si allontana e si protegge dagli impedimenti della sessuazione lacaniana: non tanto per ciò che essa è in senso stretto (la sessuazione lacaniana), quanto per ciò che continua a esserne smentito, non riconosciuto, mal interpretato e soprattutto mal ripetuto; ciò in cui la sessuazione fa il suo effetto, i suoi effetti al di là della sua formulazione in scritture. Al tempo stesso, con l’a-sessuazione si tratta di alleviare ciò che, nel groviglio interpretativo che regna al suo riguardo da più di quarant’anni, impedisce all’immaginario la messa in forma del reale del sesso (in particolare il materiale non speculare, così determinante della sessuazione, e in particolare le percezioni singolari) sul cammino del senso, il cui trattamento è richiesto dall’esperienza.
Poiché le minoranze sessuali della norma culturale dominante non hanno smesso di avanzare, in particolare dagli anni 1960, verso nuove possibilità di vivere con e in mezzo agli altri (qualunque cosa ne dicano i rabbiosi accusatori di separatismo anti-universalismo e altri luoghi comuni), hanno persino accentuato, in questo senso, le loro proposte e iniziative: sono visibili nei movimenti di lotta per l’uguaglianza dei diritti in senso ampio, in particolare i diritti omosessuali, la lotta contro le violenze sessuali e sessiste, i femminismi convergenti o meno su alcune linee di fronte intersezionali o identitarie. Verso quale scopo? Quello comune a tuttɜ gli esseri-parlanti: compensare l’assenza di qualsiasi norma sessuale con convenzioni sociali (norme) che sostengano il desiderio e, novità moderna, valorizzare la diversità, meglio di quanto sia avvenuto in passato. Rendere le vite invivibili più vivibili, così si può riassumere, se necessario, il filo conduttore di queste innovazioni socioculturali, perché innanzitutto sessuali, che si sforzano di operare per il mantenimento del comune dell’esperienza sessuale di tuttɜ quando fa legame senza alienazioni e/o esclusioni eccessive.
Ha dei vantaggi, l’a-sessuazione, e anche degli svantaggi, poiché è una modalità di sessuazione, dunque imperfetta rispetto all’omogeneizzazione di tuttɜ (idealizzata da alcunɜ sotto il regno dell’Universalismo alla papà).
Il sesso, secare nella sua radice latina, divide gli esseri che non esistono senza gli altri, qualunque cosa facciano. La sessuazione, che rimescola le carte e impedisce (al sesso) di raggiungere qualsiasi stabilità soggettiva per chiunque, non sfugge ai propri difetti ogni volta che un enunciato pretende di farla parlare per dire il vero. La sessuazione non parla, mostra il punto dell’impossibile rapporto, quello del rapporto sessuale che non c’è tra i sessi così come potrebbe scriversi; distintamente dal rapporto di genere che invece si scrive, novità assai apprezzabile di cui bisognerebbe presentare le sfumature in altre pagine che non queste.
La sessuazione porta in sé la necessità di questa discriminazione, nel senso letterale della distinzione di cui si percepiscono le regolari esagerazioni escludenti e/o criminali, e quella dell’esistenza del soggetto nel paesaggio sessuale generale.
L’a-sessuazione vive sotto lo stesso regime da questo punto di vista. Partecipa al trattamento della cultura, quella acquisita con lo sforzo continuo di civilizzazione, quella gravata da un disagio che la fonda — non che la indebolisce come vogliono credere certe pretese conservatrici di un passato reificato nel fantasma — da cui ingaggia la divisione del soggetto dal reale al significante attraverso la forma. Testimonia in teoria le attualità sessuali che espongono i loro tentativi di sistemazione delle norme culturali per renderle più vivibili, e punge sul vivo le interpretazioni abusive, troppo comode della maggioranza normata a proposito della sessuazione enunciata da Lacan. Può essere un modo di seguire, traccia e lettera, ciò che queste attualità illustrano nel presente, ossia dei modi di fare a meno del Nome-del-padre a condizione di servirsene : modo di dire “fuori-Fallus”, ma non senza il fallico (formula qui preferita al suo corrispettivo “senza il Fallus”, ma non fuori fallico, per mantenere l’effetto di turbamento soggettivo tramite l’interpellazione significante del suddetto “Fallus”, in altre parole l’effetto di significato, e nel caso del Fallus la significazione stessa).
Se l’emergere della psicoanalisi a cavallo del XX secolo fu una manna per pensare l’ingresso della nostra civiltà in un’era liberale ultra violenta associata al declino del padre e alle reazioni sintomatologiche che questo avvio ha comportato, non lo provocò, ma lo accompagnò agli inizi della sua caduta potenziale (non effettiva a oggi), preoccupata di chiarirne i motivi suscettibili di essere rafforzati in numerose reazioni in cui il sapere rifiutato, tornando, è esploso nella realtà e nei corpi, per gli effetti di una dinamica soggettiva conservatrice e patologica (le guerre mondiali e locali, il rifiuto della decolonizzazione, il rifiuto dell’ambiguità sessuale, ecc.).
Freud per primo scoprì che il sapere non basta senza l’etica che manca a molti saperi snaturati in semplici conoscenze. Sull’aggressività seppe dire il carattere insuperabile delle fissazioni soggettive elevate a identità, il biologico fa da roccia: ha le sue ragioni che l’animale umano può, o no, intraprendere di portare al sapere se si considera come soggetto dell’inconscio. Sul primato del fallo, ci ha mostrato una via, quella dell’articolazione del desiderio, così nominato dopo di lui, come metafora perpetua di ciò che non si esaurirà della significazione del soggetto da parte di iel stesso.
A ciò Lacan ha proposto i suoi avanzamenti, tra cui in particolare quello di aver colto il movimento metonimico del desiderio, completando la portata metaforica freudiana. Ne consegue che il Fallus da allora si comprende nei tre registri: nel simbolico come significante del godimento, nell’immaginario come significato, e nel reale come il godimento sessuale così dedotto.
Entrambi hanno indicato specificamente in quali modi nulla autorizza a pensare l’opportunità della sua fissità, ma al contrario la sua plasticità tridimensionale che non permette di pensarlo a partire da una sola di esse.
Dopo di loro si possono considerare diverse sovversioni ulteriori, forse complementari, che agiscono a favore di un passo in più nell’elucidazione delle formazioni dell’inconscio e dell’enigma del sessuale. Ciò appoggiandosi su una proposta che fa da base tra numerose elaborazioni teoriche oltre questi due uomini teorici, tra cui quelle di donne psicoanaliste come Klein, Horney o Brierley: pensare l’economia del desiderio con la necessità e la contingenza, la forma e la materia, e altre dialettiche che almeno un operatore deve logicamente pervertire per de-completarle e generare l’avvio del movimento libidinale oltre il genitale attraverso il setaccio delle strutture dei discorsi. Questa posizione d’eccezione, da cui si staccano l’esclusiva e l’avvio, qualità del Fallus, ha assunto i tratti, attraverso il padre riconosciuto nella funzione che lo supera, della funzione paterna sostenuta dall’effettività del mito (Totem e tabù), poi del significante del godimento tramite il fallo simbolico identificato alla mancanza dell’Altro di cui il godimento è forcluso .

Dopo di loro, per tuttɜ si può considerare un’altra necessità, come dimostrato dagli psicoanalisti del secolo scorso, che possa staccarsi più ampiamente dall’immaginario paternalista che ha costituito, storicamente, il telaio su cui sono state tessute le nostre elaborazioni, modulando l’esclusiva necessaria messa in avanti da Lacan dell’almeno uno che sfugge alla funzione fallica (alla funzione della castrazione), per preferirle, oggi, la necessità di uno scollamento per tuttɜ dal campo dell’avere, da cui si distacca tanto meglio la quota dell’essere-parlante di fronte alla mancanza. Questa necessità può essere formulata ormai, al posto dell’almeno uno, con ciascunɜ è non-tuttɜ. Ciò corrisponde, letteralmente, a passare da l’esclusiva necessaria del Padre dell’orda alla mia proposta attuale che posso chiamare l’inclusiva necessaria. Ha il vantaggio di non appoggiarsi sull’immaginario patriarcale di un tempo, né su quello di un ipotetico matriarcato, ma su una prospettiva illuminata, woke o aware, della mancanza-a-essere per tuttɜ-una davanti all’intermittenza dell’avere di qualcunɜ altrɜ. Isolarla, oggi, è un effetto notevole dell’apertura epicena, contemporanea, delle scritture inclusive che ci offrono da poco il mezzo di torcere di più la lingua, là dove ci insegna un po’ di più, un po’ meglio sulle conseguenze della bisessualità che è l’inconscio.
Così facendo, ciò equivale, dopo Freud e il “primato del fallo” che installa una dissymmetria radicale tra i sessi a partire dal loro riferimento comune (il fallo), e dopo Lacan che lo ha precisato facendo del suddetto Fallus il significante del desiderio — de-completando così il triangolo edipico storico per l’effetto “della significazione stessa” che è il Fallus nei suoi enunciati —, a fare un passo in più nel nostro sforzo di far emergere i saperi inconsci, riconoscerli come significati conseguenti dell’economia del desiderio pensata con il Fallus (lacaniano), e attribuirli meno confusamente alla funzione fallica spesso confusa con quella, immaginaria, del fallo. È prendere atto di ciò che si dice e si ascolta da più di quarant’anni, di cui le attualità sessuali ci parlano ogni giorno.
In questo movimento vengono spostati i quattro poli della sessuazione lacaniana: necessario, contingente, impossibile e possibile. Un movimento, uno spostamento che opera nel modo della sovversione precedentemente impiegata da Lacan quando supera e prolunga le proposte di Freud, ossia una sovversione a mira dialettica per evitare l’impasse della semplice opposizione, o di un semplice rovesciamento troppo pronti a perpetuare il bilateralismo del mondo fenomenico in cui evolvono i nostri corpi, la cui principale conseguenza resta, con un’insistenza morbosa, quella della binarità sessuale. Un passo ulteriore dunque, nello slancio della sovversione da parte di Lacan della logica aristotelica, che fece centro per la scrittura delle formule della sessuazione. Questi poli si leggono nel modo seguente, in una versione della sessuazione che non è più appoggiata al padre dell’orda, al patriarca che gode della sua esclusività sessuale nel disporre degli altri, né tantomeno ai nuovi capi di orde , in altre e migliori parole, fare a meno del Nome-del-padre servendosene, in risposta all’invito di Lacan:
- necessario: ciascunɜ è non-tuttɜ
- contingente: non tuttɜ è unɜ
- impossibile: non unɜ è tuttɜ
- possibile: ciascun tuttɜ è unɜ
Domande e conseguenze
Che cosa diventa allora la distribuzione, così rinnovata, delle formule della sessuazione lacaniana a partire da questo ulteriore spostamento? Subisce un’inversione, un rovesciamento, che avrebbe come unica qualità quella di conservarne lo stato e le conseguenze? Contraddice quello conosciuto dagli anni 1970? Lo integra?
Sulla carta, dove incontriamo la messa in piano della scrittura incaricata di rendere conto di una questione che supera in ogni punto la sua cifratura, ho proposto questa tabella:

La sua lettura, a prima vista, può far vedere una semplice inversione del quadripode iniziale di Lacan sul suo asse verticale. Ma questa presentazione in tabella disprezza le tappe intermedie che portano a questa proposta. Rimediare implica considerare queste questioni nell’esperienza topologica, per beneficiare più pienamente degli effetti di questo spostamento, nella struttura, così come è stato pensato. Nel linguaggio della topologia, si tratta di una modifica del punto di vista, del punto di immersione da cui ci diamo un’immagine di ciò che si dà a vedere mentalmente tentando di afferrarlo, di sentirlo là dove il senso sfugge, di fare esperienza della Cosa in questione.
Ciò opera tramite il collegamento delle formule della sessuazione con i Discorsi, ossia la distribuzione coordinata degli elementi delle formule (i quantificatori rivisti da Lacan rispetto agli originali), con quelli dei Discorsi (S, S1, S2, a). Riprendo in ciò che segue le note e le proposte di Patrick Valas e gli schemi di Jean Brini che permettono di apprezzarne le potenzialità. Questo collegamento è illustrato nel modo seguente, dove il nodo borromeo, sollevato dalla sua messa in piano in sfera armillare, prende posto in un cubo lasciando apparire il/i tetraedro/i utili al reperimento degli elementi distribuiti.

Si distinguono due versioni, o due versanti: uno levogiro, l’altro destrogiro, secondo l’orientamento del nodo così come si estrae dal punto da cui è possibile leggerlo. Lacan ha privilegiato il nodo levogiro così come lo conosciamo nella sua rappresentazione comune messa in piano, il che non esclude l’opportunità di esplorare l’altro nodo (diciamolo così anche se è lo stesso).
Per la costruzione mentale proposta qui, che consiste nel visitare la faccia nascosta della Luna, basta partire da uno di essi e dedurre l’altro, senza preoccuparsi del suo orientamento primo o secondario poiché sono interdipendenti l’uno dall’altro. In altre parole, modificare l’immersione, il punto di vista, andare a vedere (da) dall’altro lato.
Viene ora la necessità di iscrivere i quantificatori della sessuazione su uno dei tetraedri, per completare il collegamento previsto. Lacan lo ha avviato senza completarlo, secondo Valas presso cui ne troviamo la traccia, in una nota personale, del posizionamento da parte di Lacan di un blocco di quantificatori a partire dal quale Valas e Brini hanno completato la seguente distribuzione:

Da questa proposta, anteriore a quella di oggi, si scopre la possibilità di una messa in piano del nodo destrogiro e della sua distribuzione dei quantificatori della sessuazione così come l’ho iscritta nella tabella precedente, detta dell’a-sessuazione. Distribuzione emendata, per finalizzarla, delle formulazioni proposte dei quattro elementi (necessario, contingente, impossibile, possibile) che fanno a meno del Nome-del-padre, che potremmo ribattezzare per l’occasione di apertura ai Nomi-delle-sorelle.
Il/i significante/i del Nome-delle-sorelle è/sono, tra l’altro, il significante “trans”; un’altra versione del Nome-delle-sorelle è il significante “iel”. Ai quali propongo la formalizzazione di un Discorso nuovo, distinto da quelli detti da Lacan (Isterico, Padrone, Università, Psicoanalitico, Capitalista), il Discorso dell’a-sessuazione o Discorso trans. SignificantI del Nome-delle-sorelle altrettanto competenti di quelli del Nome-del-padre nel testimoniare e costituire la metafora detta paterna, quella stessa prodotta dalla funzione detta paterna (con la coloritura paternalizzante del vocabolario della loro epoca).

Prolungamenti e aperture
Riprendiamo, per memoria, le proposte lacaniane sui Discorsi.

Il Discorso dell’a-sessuazione appare allora come la lettura del Discorso Psicoanalitico dal versante destrogiro: ed è per questo che ci interessa tanto di più, perché suscettibile di dare consistenza e operatività a una vera estensione di quest’ultimo oltre i limiti che incontra sul versante levogiro. Un’estensione, anzi una conseguenza del Discorso Psicoanalitico liberato, in qualche modo, dalle limitazioni immaginarie delle nostre letture interpretative dalla superficie bidimensionale della sua scrittura, dove il fallico è troppo spesso confuso con il Fallus per effetto di schiacciamento. Senza questo livellamento indotto dalle comodità della concettualizzazione, la perversione del fallico che intendiamo chiarire non corre il rischio di eccedere il fallico fino a lasciarlo: opzione senza dubbio teoricamente assolutamente sovversiva, ma che non potrebbe illustrare altro che un’isterizzazione della perversione invidiata dalla nevrosi rispetto all’assoluto dell’Altro, o del Padre odiato/adorato. Preferisco dire “fuori-Fallus”, che viene a giocare il fallico, che lo riconosce e se la cava diversamente, senza staccarsene, al fine di assicurare alle qualità dell’estensione sperata/attesa delle nostre teorizzazioni un’autentica perversione del fallico appoggiata sulla funzione omonima, la funzione fallica (dire no alla castrazione, in altre parole la funzione della castrazione) per esserne istruitɜ, senza sacrificarla e ripetere ciò che dall’uccisione del Padre dell’orda ci ha condotto alle impasse e alle conseguenze che conosciamo (principalmente le violenze sessuali e sessiste, secondo la formula attuale).
Valutiamo sinteticamente la portata del Discorso Trans. L’oggetto irrimediabilmente perduto (a) è al posto della verità, è rappresentato dal sapere (S2) che si rivolge al significante padrone (S1) affinché produca il Soggetto (S). In altre parole, il significante padrone (“Trans” = S1), forte del sapere (S2) sul plus-di-godere (a), produce il Soggetto (S).
Procediamo quindi allo spostamento degli elementi nella scrittura, di un quarto di giro come Lacan lo ha proposto per i suoi Discorsi. Otteniamo altri tre Discorsi: l’Identitario, l’Ecologista e il Femminista.
Discorso Femminista : il sapere femminista al posto della verità è rappresentato dal significante padrone “Femminismo” che si rivolge al Soggetto affinché produca un plus-di-godere. In altre parole, il Soggetto appoggiato al sapere sulla misoginia (il sapere femminista) produce un plus-di-godere finora confiscato.
Discorso Ecologista : il significante padrone “Ecologia” è rappresentato dal Soggetto che si rivolge al plus-di-godere incaricato di produrre il sapere. In altre parole, il plus-di-godere della crescita illimitata dell’Umanità contro l’Ambiente, appoggiato sulla divisione del Soggetto, produce un sapere ambientale.
Discorso Identitario : il soggetto è rappresentato dal plus-di-godere che si rivolge al sapere per produrre un significante padrone. In altre parole, l’oggetto irrimediabilmente perduto guida la marcia del soggetto contro il sapere per il suo uso esclusivo del significante padrone partorito col forcipe alla moda “Noi, siamo noi”.

Questi quattro Discorsi nuovi, dove si incontra il Trans, l’Identitario, l’Ecologista e il Femminista, sono una versione sull’altro versante dei Discorsi Isterico, Padrone, Universitario e Psicoanalitico avanzati da Lacan. Non sorprende osservare che a sostegno di l’esclusiva necessaria del Padre dell’orda siano emersi quelli detti da Lacan, rappresentanti a loro modo dei determinanti del discorso di un mondo del suo tempo, e che a sostegno di un’inclusiva necessaria se ne deducano altri che lasciano intravedere un mondo ben diverso da quello patriarcale così bene appuntato da Lacan. Il passaggio dall’uno all’altro si giustifica con l’emergere, nelle attualità sessuali, di un dire altro che i detti esistenti non rilevano fino al punto d’incontro con la soggettività dell’epoca, giustificando l’elaborazione di nuovi (discorsi nuovi, e non nuovi discorsi). In altre parole, un oltre del patriarcato si lascia intuire come possibile, quello di un mondo in cui il discorso si equilibra su appoggi tutti diversi dal mondo alla papà, dove si scoprono modalità discorsive di cui si illustrano quelle dei nostri contemporanei: l’Identitario, l’Ecologista, il Femminista e il Trans (o Discorso dell’ a-sessuazione, di cui ho proposto che sia la funzione della castrazione della sessuazione lacaniana).
Così posso dire, o proporre, che in questo complemento alla Teoria sessuale si tratta di valutare una perversione generata dalla psicoanalisi in esperienza, quella che sovverte i Discorsi precedentemente messi in luce da Lacan per effetto di una perversione del fallico capace di rivelarne ancora l’efficacia e la portata oltre i riferimenti conosciuti fino a oggi. Forse una di quelle attese da Lacan di cui rimpiangeva l’assenza, un’assenza ponderata in Il sinthomo dalla trovata rilevata in Joyce lo scrittore: la sua scrittura capace di supplire a un fallimento di nodo. Ciò nella continuità di un’evidenza precedente, tuttavia non dibattuta ahimè, che fa, secondo me, del genere un effetto della messa in circolazione dei saperi sul sessuale da parte della psicoanalisi.
Si tratta dunque di stabilire le basi teorizzate (da sviluppare nel seguito di questo articolo introduttivo) di un’a-sessuazione. Ossia una sessuazione che non sprofonderà più nel fango della comprensione sensata, là dove deve limitarsi alla significanza, in primo luogo, prima di raggiungere più serenamente quella di un fuori-fallo che non sarà il suo oltre. Un modo felice di dire quanto il Fallus conti — e più di lui il fallico e le sue poste in gioco —, che non c’è bisogno di portarlo oltre misura, che conta là dove pesa e manca, che sostiene l’essere nel mancare di differire alle esigenze del sesso che il genere viene a trattare da Freud, come le cure ci insegnano.
Così, la funzione della castrazione, assunta dall’a-sessuazione quando la sessuazione, in fondo, sembra scavare l’illusione di un’eccezione (quella del Padre, dell’almeno-uno) senza via d’uscita propizia per collocarvi la donna che non esiste (condizione necessaria al mantenimento dell’uomo universale che respinge le sue femmine e associatɜ del regno dei fallici per eccesso di fiducia e imperialismo), può finalmente funzionare nella nostra teorizzazione, così come è già all’opera nella cura senza poter essere discussa altrimenti che consegnata alla stessa sorte della donna-appendice.
A che cosa apre già, e per i tempi che restano?
- Alla possibilità di accogliere le espressioni e le rivendicazioni sessuali come domande, proposte, anche dal luogo criticato come “vittimista” di una lamentela in divenire, che resta l’avvento necessario al processo analitico volto alla cura. Lamentela senza la quale le fonti dell’etica non potrebbero essere riconosciute dal soggetto per proprio conto, a favore di una libertà conquistata, separata dalle alienazioni identitarie storiche che iel trattiene nella sofferenza.
- A considerare che accanto al soggetto dell’inconscio esiste il soggetto dell’individuale (il collettivo), invitando l’analista a considerare gli echi dei discorsi ambientali non come fenomeni sociologici periferici che colpiscono l’individuo, ma come il materiale riflesso del soggetto nell’individuale che lo costituisce nel sociale.
- A prolungare l’estensione delle poste in gioco del fallico, e la comprensione che ne abbiamo, fuori dal Fallus dove il non-tutto fallico incontra anche i suoi prolungamenti non necessariamente iscritti nelle angosce del godimento senza limite che può portare oltre la vita.
- A pensare la proposta “non binaria” di alcunɜ esseri-parlanti diversamente che sotto il sigillo di un rifiuto della castrazione, ma piuttosto come un aggiornamento della costituzione bisessuale psichica sostenuta da Fliess e Freud, con la quale intendiamo, certo, alla superficie dell’enunciato la volontà performativa dell’affermazione identitaria non binaria, ma oltre la quale possiamo valorizzare ciò che, nell’enunciazione, fa valere la rappresentazione del soggetto da parte di un significante — che, ripetendosi, si metamorfosa continuamente. Dove la nostra comprensione della bisessualità psichica costitutiva si libera dagli immaginari legati a orientamenti sessuali fantasticati dotati di una direzione che non hanno.
- A confermare che il soggetto può scegliere il proprio sesso in mancanza di poterlo decidere — decisione che apparterrebbe al campo dell’individuale dove si soggettivizza in collettivo l’impatto del sociale in cui gli esseri si muovono.
- Allo scollamento della sessuazione articolata al Fallus, non al suo superamento che non farebbe che rovesciare il tavolo in un vano tentativo di negativizzazione del Fallus. Scollamento suscettibile di illuminare ciò per cui il Fallus simbolico si fa significante del godimento, dove si sfogliano ciò che dell’oggetto a e le sue prerogative corporee danno da godere.
- A riconoscere di nuovo, con freschezza, il Fallus, simbolo stesso della sua mancanza, per tuttɜ.
- A sostenere un attraversamento e la possibile revisione della sessuazione nella cura a partire dal sembiante di oggetto a che l’analista occupa in funzione. Lontano dall’ideologia della scelta forzata che la logica della tabella delle formule della sessuazione sembra confermare come un’aporia tanto quanto come un inevitabile, attraverso la lettura della loro apparenza nel quadrangolo che dissimula i loro effetti di scrittura prima di essere letto. Lacan non diceva forse che anche non scritte, queste formule farebbero i loro effetti. Oltre a ciò, queste formule continuano a scriversi: sta a noi non accontentarci di guardarle immaginariamente e simbolicamente, ma leggerle realmente, dunque scriverne altre.
- A pensare che se il Fallus è davvero il significante del godimento, l’oggetto a resta nondimeno l’oggetto primo della sua causa, al punto che il desiderio vi si confonde. Oggetto non meno mancante del Fallus organizzatore della mancanza simbolica orientata dalla sua centratura, dal suo monolitismo, che possiamo illuminare con la diversità delle versioni dell’oggetto a la cui lista non può essere fissata, e che dunque non può orientare gli esseri-parlanti attorno a un significante-re in cui si riflette l’Altro del sessuale, quando puntiamo, con l’analisi, a far emergere la via che fa raggiungere gli altri del sessuale.
- Riconoscere il mancato guadagno del Fallus immaginario, distintamente dal Fallus simbolico così ben noto nelle nostre teorizzazioni, dove sfugge alle sue immaginarizzazioni più varie di quanto sembri all’immaginario, per l’immagine e fuori immagine — all’immaginario non speculare.
- Alla distinzione tra le transizioni di genere e quelle di sesso a seconda che si impegnino a partire da questa o quella possibile entrata dimensionale che sono il genere oggetto immaginario o il sesso oggetto simbolico, che riconosciamo nella realtà, per il genere, sotto i tratti di un apparente fattore della sessuazione, per il sesso, sotto i tratti di un agente della sessuazione; al simbolico, per il genere, sotto i tratti della fabbrica del sesso, per il sesso, sotto i tratti del significato del godimento (il Fallo): ciò che si intende in ciò che viene detto dall’analizzante.
- Notare che ciò che era preso per la “sessuazione” in una prima individuazione sul nodo borromeo levogiro, si rivela attraverso l’impiego del nodo destrogiro essere la funzione della castrazione. Questo sottolineando, con lo stesso tratto, che la sessuazione procede da una situazione degli esseri sessuati, mentre l’ a-sessuazione procede da una funzione di questi stessi esseri in ciò che essi operano con la castrazione in quanto tale di non-essere-tutto, nessuno di loro potendolo provare né incarnare mai. L’ a-sessuazione è la funzione della castrazione della sessuazione, tanto che introducendo l’oggetto a dove il Fallo gioca il ruolo principale, otteniamo un cammino, un legame, un ponte tra queste due modalità di situazione dell’essere, ora soggetto, ora egli/ella stesso/a, davanti al desiderio che lo causa per esserne colto come soggetto dell’individuale. Quale collettivo può affrontare ciò a occhi aperti? Dove il soggetto si avvicina al suo desiderio, egli/ella obietta, senza rifiutarlo, dicendo “no” per affermarsi, sempre al fallico, a meno di non tentare di stringerlo in un bacio mortale, dove incontra la funzione della castrazione che salva dall’impossibile (un impossibile necessario) sposalizio dell’essere con la sua causa.
- L’a-sessuazione testimonia ciò che, non appartenendo al campo della sessuazione, non resta meno fallico (non-tutto compreso), ma si illustra ancora prevalentemente nella realtà attraverso la sistemazione di questo schema patriarcale nell’inconscio riflesso nella realtà, nella consistenza immaginaria.
Conclusioni
L’a-sessuazione sta alla sessuazione come il non-tutto fallico sta al fallico, vale a dire che non è il suo inverso né il suo opposto. L’a-sessuazione designa ciò che, appoggiandosi alla sessuazione, dove si articola il rapporto del soggetto dell’inconscio con la funzione fallica e con il godimento, vi obietta parzialmente proprio laddove la estende: questo “fuori-Fallo” (che non è il suo al di là o il suo rifiuto) che rende possibile l’esplorazione ancora in attesa di ciò che ne è della funzione della castrazione (il dire no alla castrazione) nella realtà, nell’immaginario e non solo nel simbolico, così come l’esperienza della psicoanalisi ha potuto, finora, ampiamente studiarla, riducendola al rango di reazione negativa mentre costituisce da sempre una vera proposta feconda, salutare e creativa.
Essa designa ciò che è solitamente così rapidamente amalgamato e qualificato come fenomeno identitario patologico da moltissimi analisti che dimenticano un po’ troppo in fretta che essi stessi rifiutano la castrazione che si presenta alla Psicoanalisi attraverso la loro opposizione alle cosiddette questioni “di genere” e compagnia, eppure incentrate sul Fallo e sul suo simbolismo storico che maschera da troppo tempo la sua realtà creativa al servizio della bisessualità psichica costitutiva.
Essa potrebbe sostenere la nostra attenzione nell’individuare e osservare le sfumature e le estensioni del non-tutto fallico così spesso pensato, a torto, come non-fallico; potrebbe aiutarci a esplorare la sessuazione senza crogiolarci negli eterni arcani falsamente simbolici, puramente immaginari, dove l’uomo e la donna dovrebbero trovarvi il loro posto, per esempio, e molte altre conclusioni affrettate mal dedotte da formule che non sono da interpretare, ma da sopportare come si attraversa un’esperienza vacillante.
L’a-sessuazione è la funzione della castrazione così come si articola al sesso e al genere a partire dall’oggetto a che fa da asse, sul versante destrogiro della prospettiva del nodo borromeo appiattito.
Essa de-completa il Fallo diversamente da come il fallico fa con il non-tutto fallico, aprendo il trattamento del simbolico al reale così come l’immaginario può darne una forma (con o senza immagine) e un accesso. Così ciò che del sesso si impone all’essere può essere pensato anche a partire dal suo reale messo in forma, e non più solo dalle sue risonanze simboliche che gli conferiscono il senso che non c’è nel luogo del non-rapporto attraverso l’ordinaria smentita pervertitrice del fantasma.
L’a-sessuazione può avvicinarci al reale della sessuazione, che può essere raggiunto solo lasciando la barra del simbolico per attraversare l’esperienza stessa della sessuazione fino alle sue fonti inafferrabili, senza indietreggiare davanti alle sue ispiratrici attualità sessuali. Traversata che è anche necessaria, notiamolo senza poterlo sviluppare qui, affinché la cura di un analista operi fino al suo termine, dunque un elemento incontestabile della formazione stessa dell’analista.
L’a-sessuazione dovrà anche essere confrontata con la sua supposta qualità di essere una sessuazione del terzo incluso, questione matematica, e la sessuazione quella del terzo escluso. Per rilanciare ed estendere un po’ più in là il nostro approccio al rapporto tra sapere e verità, in particolare. Cogliere e sfruttare i diversi morfismi fecondi delle elaborazioni acquisite sulle sessuazioni, avvicinare e discutere gli echi proficui con i topos classificatori, giocare con la matematica come un evento letterario. Questo per esplorare ulteriormente le sessuazioni come topos generale, e la scelta del genredesexe da parte del soggetto nel paesaggio sessuale che rivela il topos singolare.
La Psicoanalisi saprà non rifiutare troppo la castrazione che le si presenta, sotto i tratti del genere e delle attualità sessuali, preoccupata dai loro volti di enigmi e di equazioni, a rischio di scomparire come pratica sociale? Per dirle semplicemente di no, alla castrazione, con rinnovato vigore e riallacciarsi così ai suoi fondamenti storici che l’hanno portata a contribuire allo sforzo della cultura.