Distruggere, dice (2023)

Distruggere, dice (2023)

This post is also available in: English (Inglese) Français (Francese) Português (Portoghese, Brasile) Español (Spagnolo)

Distruggere, dice

Pubblicato su internet, giugno 2023.

“È successo qualcosa, vero?

Non lo so.”

(M. Duras, 1969)

  1. Dimmi, Chat GPT, a che punto siamo con “un terzo sesso”?
  2. Prendere il passo dell’attualità dei sessi impossibili
  3. Preformativo
  4. Un terzo sesso, il sesso Trans. Caratteri
  5. Il non c’è, dal sesso all’inconscio

 

Cancelliamo ciò che crediamo di sapere.

 

Quale altro possibile, oggi?

 

Bisogna pur sfuggire a Chat GPT.

 

***

 

Dimmi, Chat GPT, a che punto siamo con “un terzo sesso”?

 

— Secondo Jacques Lacan, celebre psicoanalista francese, il concetto di «terzo sesso» non si riferisce a una categoria di genere specifica, ma piuttosto a un aspetto della psiche umana. Lacan considera che l’identità sessuale sia fondamentalmente legata alla struttura del linguaggio e alla costruzione simbolica del soggetto.

Nella prospettiva lacaniana, il sesso biologico (maschio o femmina) non determina automaticamente l’identità sessuale o il genere di una persona. Lacan propone invece che l’identità sessuale sia costruita attraverso un processo psichico e simbolico, in relazione al linguaggio e ai significanti sociali.

Secondo Lacan, la struttura della psiche umana è divisa in tre ordini: l’ordine simbolico, l’ordine immaginario e l’ordine reale. L’ordine simbolico rappresenta il dominio del linguaggio, della cultura e dei significati sociali. L’ordine immaginario riguarda lo stadio dello specchio e lo sviluppo dell’identità attraverso l’identificazione con l’immagine di sé. L’ordine reale sfugge alla simbolizzazione e rappresenta ciò che è irriducibile e indefinibile.

In questo contesto, Lacan sostiene che l’identità sessuale non è fissata una volta per tutte, ma è continuamente in gioco nelle relazioni con gli altri e nella costruzione del discorso. Il «terzo sesso» secondo Lacan può essere inteso come una messa in discussione della dicotomia binaria tradizionale tra i sessi maschile e femminile. Sottolinea piuttosto la complessità e l’ambiguità dell’identità sessuale, nonché il ruolo della società e del linguaggio nella sua costruzione.

È importante notare che Lacan non ha sviluppato in modo esaustivo la sua concezione del «terzo sesso» nei suoi scritti, e non ha nemmeno utilizzato questo termine in modo preciso o sistematico. Di conseguenza, possono essere fatte diverse interpretazioni del suo pensiero su questo argomento.

 

— Ma allora, c’è un sesso nell’inconscio?

 

— Secondo Jacques Lacan, l’inconscio non ha un sesso in sé. L’inconscio è il dominio della psiche dove i desideri, le pulsioni e i conflitti psichici sono immagazzinati e operano in modo simbolico. Per Lacan, l’inconscio è strutturato come un linguaggio, ed è attraverso il linguaggio che i significati simbolici vengono attribuiti alle pulsioni e alle esperienze psichiche.

Lacan ha sviluppato il concetto di «fallo» per spiegare il modo in cui la sessualità e il genere sono simbolicamente costruiti nell’inconscio. Il fallo, nella teoria lacaniana, non si riferisce unicamente all’organo sessuale maschile, ma piuttosto a un significante simbolico che rappresenta la mancanza e il desiderio nella psiche.

Il fallo è considerato il simbolo centrale della castrazione simbolica, che è una nozione centrale nella psicoanalisi lacaniana. Secondo Lacan, la castrazione simbolica si verifica quando il bambino realizza che i due sessi non sono uguali e che c’è una mancanza nella completezza sessuale. Questa presa di coscienza della mancanza è considerata fondamentale per lo sviluppo della soggettività e dell’identità sessuale.

Così, nella prospettiva di Lacan, la questione del sesso nell’inconscio è strettamente legata al modo in cui i significati simbolici vengono attribuiti e costruiti attraverso il linguaggio. L’inconscio è strutturato dal linguaggio, ma ciò non significa che contenga una rappresentazione diretta del sesso biologico. I significati sessuali e di genere emergono piuttosto nella costruzione simbolica dell’identità attraverso i processi psichici e le relazioni con gli altri.

 

— Hmm… un po’ di vero, un po’ di falso, molto falso in tutto questo.

 

— Tuttavia, è essenziale sottolineare che molti psicoanalisti hanno adottato approcci più inclusivi e aperti al genere, riconoscendone il ruolo nella formazione dell’identità e della soggettività. Alcuni hanno utilizzato concetti psicoanalitici per esplorare le questioni di genere e le esperienze delle persone transgender o non binarie. La psicoanalisi contemporanea è un campo diversificato, dove diverse prospettive coesistono ed evolvono nel tempo.

 

Seduta di Chat GPT, 13 maggio 2023.

 

***

 

Prendere il passo dell’attualità dei sessi impossibili

 

L’esperienza analitica ci insegna che la reinvenzione dei sessi è permanente nel luogo del non-rapporto sessuale, essa non cessa di non scriversi. E i sessi, che diciamo Uomo, Donna, Trans sono l’impossibile della reinvenzione permanente delle loro differenze.

Sono loro a rimanere impossibili, non la loro differenza. Essa si realizza e si scrive, questa differenza. È possibile e senza fine. Loro sono impossibili e finiti, benché innumerevoli.

Ma poiché vediamo solo essa — la reinvenzione senza fine della differenza dei sessi —, e non vediamo i sessi impossibili che essa non riesce a estrarre dal reale dove sono presi, è su di essa che poniamo le nostre rivendicazioni, i nostri rimproveri e tutte le nostre aspettative riguardo ai sessi. È alla differenza dei sessi che facciamo portare l’impossibile dei sessi che non afferriamo poiché non cessiamo di ricoprirli frettolosamente con il senso e il simbolo già pronti, tappando i buchi nel sapere che ci destabilizzano.

Li manchiamo per ricoprire troppo il reale con il simbolico, quando è piuttosto il reale che ci costringe e ci permette di trattare il simbolico.

Allora i sessi impossibili scompaiono sotto l’evidenza della differenza dei sessi, ed è il sapere impossibile da dire e impossibile da scrivere che si cancella; ne perdiamo la traccia, e crediamo che questo ci convenga — amata debilità. Ne perdiamo la traccia finché non si produce un incontro, un giorno, un momento, e la reinvenzione dei sessi che non cessa di non scriversi cessa precisamente, per un tempo, di non scriversi.

Nell’incontro fortuito, strano o queer, accade talvolta che la differenza — quella che supera la differenza dei sessi che non ne è una — si scriva, in carne e ossa. Questa differenza dei sessi, quella che si crea grazie a questo contingente incontro, esiste davvero, come prodotto, come emergenza e forma di questo impossibile del reale dei sessi impossibili che l’immaginario prolunga qui dando loro una forma.

Allora cogliamo, ancora una volta, in questa apparizione della differenza dei sessi che essa non preesiste ai sessi di cui finisce per stabilire una sorta di rapporto.

Un rapporto di differenza dei sessi che maschera il non-rapporto sessuale, che lo camuffa con tutta la sua precarietà, e la debolezza di una cotta mal tagliata. Essa crolla nelle stesse condizioni in cui appare, performativa e vana. La differenza dei sessi non riesce a rendere conto dei sessi impossibili, li circoscrive appena.

Solo la scrittura, solo la lettera può rendere conto di questo impossibile, di ciò che non cessa di non scriversi. La scrittura dei sessi è dunque l’unico progetto sostenibile per tradurre l’impossibile dei sessi in un’altra dimensione rispetto a quella troppo immaginaria della differenza dei sessi. Questa scrittura dei sessi, diversamente dalla scrittura della sessuazione, è possibile come scrittura supplementare a quella della sessuazione. Il genere, vettore di sessuazione, si impone come lo strumento necessario a questa scrittura dell’incontro sessuale per individuarvi una scrittura di questi sessi impossibili. E poiché la verità dei sessi impossibili, perché differenti, ci ritorna sotto l’apparenza della differenza dei sessi, troviamo nello spazio transferale le tracce di questi sessi impossibili possibilmente cancellati dalla differenza dei sessi che li ricopre troppo in fretta.

 

È tentante, senza dubbio, sperare riguardo alle cose da cui non vogliamo separarci, che restino indifferenti — che facciano orecchie da mercante — alle parole fatalmente discriminatorie che le separarono. È tentante opporre a ciò qualcosa che supera l’intendimento — il non senso, che sfugge alla comprensione — per mantenere la promessa di una sutura idealizzata, sperata capace di arginare l’emorragia sessuale creatrice di incoerenza e incompatibilità.

Come oltrepassare questo muro del suono e far sì che si faccia sentire colui o colei venuto per dire, per rimettere mano sulla pista unica, inaudita, dei sessi tale quale si è costituito a suo tempo nella diversità?

 

Il sesso nuovo si fa sentire, il grido del sesso finalmente disfatto diventa un suono che la voce porta, e che presto il soggetto risignificato può emettere e parlare sotto il taglio dei significanti del sesso nuovo. Così il genere disfa il sesso e crea il sesso nel fra-due del suo disturbo intermittente, nell’istante di stabilità in cui si sperimenta. Il primo «sesso» disfatto non essendo l’identico del «sesso» creato. Così il genere permette di reinventare i sessi e non più soltanto di rinnovare la sacrosanta differenza dei sessi di cui ci arrangiamo così male in psicoanalisi. Così il genere ci incoraggia semplicemente a farne a meno di questa differenza dei sessi per preferire creare il sesso nuovo che costituisce una risposta molto migliore ai sessi impossibili rispetto alla bipolarità tradizionale.

 

***

 

— Ma chi lo vorrebbe, il sesso nuovo, se i sessi impossibili funzionano così bene insieme, nonostante tutto, non in realtà, ma in logica, propria a far tenere la struttura senza rivelarla?

 

— È umano accedere a questa esperienza? È più umanità, dunque più progresso e sofferenza? È immaginabile rifiutare sempre ciò che viene?

 

***

Preformativo

 

— Oh, è un maschio.

E il soggetto è detto essere.

— (Sì). Ha il naso di sua nonna.

E il soggetto è detto avere.

 

L’essere precede l’avere nel discorso, per il soggetto dell’inconscio; e l’avere si confonde in giustificazione dell’essere. Eppure, la lettura inversa vince la partita in responsabilità, la maggior parte del tempo, non senza la partecipazione dell’altro. Questo altro del sessuale che ha seguito lo stesso cammino dell’essere detto che ha e che non ha. Che pensa di essere per avere o non avere, e si confonde nella sua verità invertita, riflessa sulla soglia dell’uno l’altro, dove il sé emerge.

 

Come può il soggetto credere ad altro che agli effetti di questo dire che si dimentica nel detto, che è prima di avere? Molto facilmente. Troppo.

Salvo se ci ricordiamo, per esempio, come la rimozione originaria pensata pesare sul S1, prima, è stata precisata pesare sul S2, della catena significante. Non ci sarebbe qui materia per comparare, ispirare la nostra comprensione del dire e del detto della sessuazione, che non sono la sessuazione, che in molte occasioni la tradiscono, la travestono, al punto da generare ciò che conviene chiamare: l’errore comune — quello del soggetto ingannato dall’inganno dell’altro, senza possibilità di trattenere l’effettività dell’errore predetto?

Fui prima di avere e non avere, poi temetti di essere per avere e non avere; sono, di essere e di camminare — letteralmente — sulla traccia del detto che mi fece; sarà raggiunto quando saprò dire, più in là dello sforzo, del rischio, dell’opportunità di crederci, se vorrò sopportare di esplorare l’esistenza fuori da Dio.

 

***

Un terzo sesso, il sesso Trans. Caratteri

 

Ma allora, a cosa questa a-sessuazione apre, in fine?

La risposta è semplice.

Apre a un terzo sesso.

Non “il” terzo, eh! Non esageriamo… no.

“Un” terzo sesso; è sufficiente per rilanciare il Fallo per tuttə. E riaprire la dialettica dei sessi già conosciuti, che meritavano di essere portati più lontano, in quanto sintomi, al fine di apprezzare ciò che di una soluzione efficace, quale sapere merita di esserne ancora estratto che non si lasciava cogliere precedentemente. Qui, un sapere rifiutato in occasione di una smentita riguardante il reale della costituzione psichica bisessuale, un reale che apre a considerare meglio lo spazio, fuori dal tempo che pesa così fortemente sulla soluzione storica che presiede alla regolazione sessuale degli esseri-parlanti attraverso l’«Uomo» e la «Donna» significanti, attraverso la sessuazione per dire l’articolazione del soggetto alla funzione fallica e al godimento.

 

E i primi saranno gli ultimi. Le farandole dei sessi fanno girare la funzione del rifiuto che c’è nel respingere quello dei sessi che porta a credere al complotto evoluzionista. Chi è di troppo?

A lungo fu l’altra, la donna, La Donna, e un po’ l’Uomo anche, ma solo un po’. Poi il Trans, certamente, per non essere stato doppiato dai falsi sessi di orientamenti sessuali creduti tali che non sono.

Trans è un sesso.

Che si illustri e si figuri a migliaia, o miliardi non conta, così come a ogni uomo l’Uomo pesa, ecc. Trans esiste, ora, e per molto tempo, finalmente.

 

Se dicessimo che esiste, ora, come se fosse ovvio, nel seguito dei sessi conosciuti, potrebbe sembrare di essere il terzo, e faremmo, con lo stesso tratto, lo stesso errore, così comune, che con l’uno e l’altro altri sessi già riconosciuti. È l’errore presente negli sviluppi attuali riguardanti la non-binarietà in particolare, dove la binarietà non è mai che il diritto del suo rovescio, errore logico di essere istituita nella realtà troppo relativa ai nostri occhi cerchiati dall’invisibile.

Un terzo sesso che, certo, chiarisce, in parte, la separazione degli altri due tra loro, ma non viene nemmeno a collocarsi nell’intervallo dove questi due si situano per non ex-sistergli, se non al Soggetto. Che non ha bisogno, salvo nel fantasma che accoglie così bene gli altri due, di essere affrontato come un fra-due la cui funzione sarebbe di confermare la prevalenza degli altri due. Nessuno è impedito di credere che papà debba completare mamma, o inversamente, né di credere che mamma porti i pantaloni in compensazione del pene che non ha (abbastanza spesso), né di poter essere una madre come un Uomo, ecc.

Trans, dunque, un sesso.

Un sesso che viene a dire alla realtà, in corpo e forma d’essere, cosa sia del fra-due del disturbo intermittente del sesso instabile, dei sessi impossibili, così come il genere ci ha permesso di chiarire la sua azione nella manovra che ho proposto in definizione del suddetto genere.

Ma Uomo e Donna non sono sessi. Certo. L’abbiamo detto, scritto e ripetuto abbastanza. I significanti designano qui, non i sessi che possono esservi associati, né le anatomie che possono esservi legate, ma dei Soggetti — dell’inconscio, che non hanno sesso nell’inconscio. Di che confondersi, o perpetuare l’errore comune appena individuato. Certo. È che bisogna tentare di pensare le interazioni da descrivere, tra luoghi che non rispondono alle stesse disposizioni. Chi sa fare questo, senza un’I.A.?

 

Fuori-fallo, e non al di là (che segna una concezione del non-tutto in fuga o traboccamento di un tutto immaginario che non ha più nulla di fallico, solo di dispotico: basta vedere ciò che le donne ne subiscono), così come ho cominciato a definirla, l’a-sessuazione rende conto della logica sessuante all’opera del sesso detto Trans per esagerazione e comodità così come funziona molto bene per il sesso Uomo e il sesso Donna — che non lo sono nemmeno, ma che possono dirsi così: questo dire ci interessa. Non così lontano da Lilith evocata da Lacan quando parla della possibilità «di un terzo sesso» (non fa l’errore di non rilevare l’errore, dicendo il), ma non così vicino che saremmo tentati di leggere il mito come un manuale d’uso. Non per sfuggire, forse, alla sede della donna infertile (Lilith) per sempre non madre, ma tentatrice per sempre, che si adattava bene alla figura fantasticata del transessuale di un tempo, da cui vorremmo senza dubbio liberarlo da una trappola, benché si tratti forse, dal tempo che non si teorizza ciò che accade, di andare già più lontano riconoscendo che l’ a-sessuazione apre a due variazioni dei sessi supplementari alla teoria, già presenti alla vita da molto tempo, che sarebbero allora l’uomo trans e la donna trans, discutendo la sessuazione dell’uomo e della donna. Gli uomini color di donna e le donne color d’uomo prendono ora la loro attualità, si precisano. E facendosi assumere di essere strabici alla realtà che sdoppia come l’ebbrezza la vista doppia davanti al visto. Quattro sessi ingannatori: uomo, donna, uomo trans, donna trans, che non escludono il fuori-sesso (finalmente considerato per ciò che è senza confusione con la situazione trans tale che Catherine Millot ha potuto cominciare a dirne qualcosa all’inizio degli anni 1980, nell’oscurità delle cantine che chiudono la vista sul vero, incoraggiando il sogno sul vero, nella sua opera Horsexe).

 

Realtà, certo. Ma quale?

 

Non c’è di che pensare, tuttavia, che i sessi detti trans siano i doppioni degli altri due, ciò che Lilith occupa come funzione per Eva e Adamo, non solo per Eva. Perché il doppione — Lilith —, qui, della donna che può essere madre — Eva —, vale solo per l’uomo della scena — Adamo —, dove si lascia leggere troppo facilmente l’analogia tra questa genesi, e il fantasma che ho qualificato d’eteros-patriarca alla manovra nella spiegazione della sessuazione in formule (quelle scritte da Lacan). Perché, meglio di un doppione, o doppio fondo, i sessi trans detti uomo trans e donna trans portano più lontano di quanto farebbe un’estensione la formazione sintomatica di tutti i sessi, e la rivela maggiormente, questa sintomatizzazione sessuale che, da uno stesso sapere rifiutato, ha prima sostenuto la produzione dell’uomo e della donna così ben aggiustati — abbiamo bisogno di questo aggiustamento — con alcune cose, piccole o grandi, che l’anatomia, che la fisiologia ci hanno lasciato, praticamente, incollato sulla schiena le nostre spiegazioni di fortuna che fanno anche norme sociali (nel senso che non ci sono norme sociali se non in assenza di tutte le norme sessuali).

Qui, è proprio il sapere della costituzione psichica bisessuale che fa l’oggetto di questo rifiuto. Un rifiuto associato a una deformazione, una riscrittura, appoggiata al mito presto dimenticato di non esserne la fonte, né il codice, ma il soldato ferito sul campo di battaglia del sessuale, di cui bisogna prendersi cura, guarirlo, ripararlo, e lasciare che le sue cicatrici insegnino saperi deformati, ma aggiustati al comfort culturale necessario affinché la vita prosegua. Un sapere smentito che fa ritorno all’Immaginario, dunque alla realtà e ai corpi, dove si illustrano i sessi trans. Questi non rispondono del fantasma eteros-patriarca, o piuttosto per rispondergli, in qualche modo. Dicono, questi sessi trans, che un altro fantasma è possibile, l’ho detto a-patride. Perché testimonia di un’articolazione in sessuazione dove l’oggetto a gioca la parte sospesa un tempo del Fallo, senza sostituirla, ma aprendola a ciò che rifiutava di sapere, perché, bisogna pur riconoscerlo, all’appoggio del mito nella sua funzione, che l’eteros-distribuzione dei ruoli e delle funzioni riconosciute nella nostra civiltà edipica, la costituzione psichica bisessuale non è veramente ammessa, salvo parzialmente: quando il nello stesso tempo prevale sulla comunità di spazio tuttavia più vicina alla verità psichica inconscia che il residuo di senso che ne estraiamo, alleggerito delle sue caratteristiche intemporali per convenire alle nostre esigenze realistiche ignoranti, per scelta, del reale.

In altre parole, è il sapere smentito della bisessualità psichica che fa ritorno ai sessi trans, così come i sessi detti uomo e donna sono anch’essi, precedentemente, residui di un arrangiamento che l’esperienza sessuale fa pesare sui saperi inconsci, a detrimento sempre dei saperi inconsci.

E già la realtà ingannevole e strabica che ci fa vedere doppio e multiplo, dove i generi pullulano e proliferano, chiede di essere abbandonata per ridurne gli argomenti, renderli compatibili con le formazioni dell’inconscio e la sua struttura «come un linguaggio».

E gli attacchi morali e fisici contro le persone Trans sono diretti contro il sesso Trans tale che funziona, fa funzione così come gli altri sessi, di ripiego del reale del sesso alla realtà. Come evocato in « L’esperienza queer e l’inquietante », il sapere rifiutato fa ritorno all’Immaginario (alla realtà e al corpo) dove può fare l’oggetto di una mira aggressiva, di un dispiegamento della pulsione di morte sperando la slegatura di ciò che si impone come esistente. Questo conferma la natura del ritorno di sapere, e l’innocuità dei sessi, dei tre sessi (Uomo, Donna, Trans) a reggere né trattare il reale del sesso di cui la bisessualità psichica dice la struttura, e non la qualità.

E ci ricordiamo che Uomo e Donna hanno finito per consistere, un giorno, solo per sostenerci nella possibilità di credere di sapere cosa sia del sessuale e dei suoi effetti. I sessi trans; il sesso Trans, dunque, iniziamo la riduzione concettuale, testimonia di un avanzamento nella nostra esplorazione psichica di questi saperi inconsci, in occasione di una revoca di una smentita riguardante una parte delle qualità della costituzione psichica bisessuale. Ne avevamo accettato, diciamo ufficialmente, culturalmente, socialmente… una parte — di questo sapere —, quella più conforme alla relatività della nostra realtà d’esperienza, la nostra realtà psichica. Fortunatamente, attraverso l’esperienza psicoanalitica, e attraverso gli effetti di saperi sul sessuale messi in circolazione dalla psicoanalisi, aspetti cruciali di questi saperi inconsci finiscono per farsi conoscere a loro volta, poco a poco.

Così sono i sessi trans — ed ecco che in noi ripetiamo “i” — che scandiscono questo avanzamento collettivo, culturale, potendo riconoscere non ciò che giustifica i modelli privilegiati finora da mantenere a tutti i costi, ma riaperti ai saperi innanzitutto, anche se il senso vacilla prima, prima di trovare le forme culturali adeguate affinché le vite possano essere vivibili: ciò a cui la cultura deve poter servire e non impedirlo nella nostra esplorazione infinita, non terminata, dell’inconscio e dei suoi saperi.

In questo momento di ritorno, ho proposto il fantasma detto a-patride. Perché è tanto quanto l’heteros-patriarca una mira favolosa, non realistica rispetto al reale, ma che può sostenere il buon andamento del desiderio così come il fantasma gli presta una trama.

È facile, quindi, pensare ai riferimenti che facilitano il compito, per orientarci al punto da credere agli orientamenti sessuali, in particolare. Qui l’heteros-patriarca, ovviamente, con le sue figure di famiglie ordinarie, per non dire tradizionali, uomo-papà-donna-mamma-ibambini, e l’a-patride in forma di madrecomeunuomo-ibambini verso cui, l’uno e l’altro, sappiamo già molto bene indirizzare le nostre critiche in caricature e impasse: questi due fantasmi meritano di essere passati al vaglio di tutte le critiche in esagerazioni, regolari apprezzamenti necessari all’erosione di questi arcani idealizzati all’eccesso, per il comfort soggettivo, da tutte le parti.

Ci crediamo alle nostre soluzioni di fortuna passate in punto di struttura, al punto da credere che nessuna aggiunta, nessun aggiustamento meriti di essere accolto quando emerge. È l’opposizione feroce e debole, che attesta una debolezza d’uso dei saperi, che si illustra nel rifiuto dell’uno, poi dell’altro, e reciprocamente. Questo vale per ogni fantasma incaricato di sistemare il mantenimento di un movimento al desiderio.

Perché la soluzione storica e maggioritaria, a quest’ora, tiene i suoi migliori appoggi solo nel rifiuto dell’altra soluzione, delle altre soluzioni che vengono a discuterla dove dimentica che non detiene la verità, né può prevalersi di una superiorità di valore. È per questo che c’è motivo di apprezzare i difetti di ciascuna di queste maniere di formare il sessuale alla realtà, dove lo affrontiamo in modo relativo, mentre nell’inconscio non si dimensiona nelle stesse condizioni. Osiamo sostenerci, ancora una volta, di una differenza tra il relativo e il quantico che, con abuso, può illustrare e far cogliere un istante questo gap irriducibile inconscio-realtà.

Questo sottolinea, di passaggio, che il fantasma heteros-patriarca si accomoda e si sostiene della smentita della bisessualità psichica costitutiva nella sua dimensione atemporale, mentre il fantasma a-patride si sostiene e si accomoda della smentita della bisessualità psichica costitutiva nella sua dimensione spaziale. Due fantasmi, due tentativi di sostenere il desiderio in un arrangiamento di fortuna, colpevoli di una smentita parziale della costituzione psichica bisessuale portando l’uno e l’altro su due aspetti distinti della faccenda: due soluzioni sintomatiche.

 

Si può prevedere, in questa via, che delle formule vengano a scrivere l’a-sessuazione così come la sessuazione ha trovato le sue?

Ho tentato la cosa, tenendo conto di un’articolazione fondata sull’oggetto a e non più soltanto il Fallo, pensato forcluso per l’occasione (ipotesi di lavoro). Il risultato fu perturbante, di approdare a una riduzione della dialettica sessuante per arrivare a questa frazione del non-tutto/tutto lasciando il “non” isolato. Ho pensato prima a un’impasse. Poi, a forza di ripetere rimuginando, credo possibile leggervi il risultato in sfruttamento della smentita della bisessualità psichica costitutiva, vale a dire l’esistenza di un solo sesso nell’inconscio (che potremmo chiamare il contabile, per l’occasione) che non ne è uno, che posso dire il non sesso.

Diciamo allora, più giustamente, che l’a-sessuazione permette di sostenere, con il concorso del sesso Trans, la verifica di un’ipotesi così spesso ricoperta da alcune credenze accomodanti, vale a dire che nell’inconscio c’è un “non sesso” in veste di sesso. E non il sesso unico, maschile, o testimone della primazia fallica che varrebbe per tutti. Un “non sesso” prodotto dell’esperienza dell’altro del sessuale fattore della costituzione del sé. Poiché il sesso incontrato è quello dell’altro, dell’altro del sessuale, che esistendo al sé in divenire, al soggetto in divenire gli lascia come traccia infinita che non ce n’è, all’inizio, di sesso a sé che sia preliminare. Un non sesso presto ricoperto, dall’esserne preceduto, dai significanti, appuntato dai significanti, fissato più o meno al corpo dai significanti che rappresentano d’ora in poi il soggetto per altri significanti, senza possibilità, anzi senza bisogno che un sesso autentico debba costituirsi per se stesso, con o senza ciò che alcuni chiamano “conformità anatomica”, anche se nel discorso il soggetto vi si lascia rappresentare nella catena significante.

Un “non sesso” il cui “non” tiene del “non-tutto”, il che ne dice almeno le premesse, ma non lo qualifica troppo in fretta, così come accade spesso, di essere “uno” a cui l’altro dovrebbe rispondere, mentre è dall’esperienza dell’altro, l’altro del sessuale, che il “non sesso” ex-siste al soggetto. Che quest’ultimo sia rappresentato nel discorso da tale significante (Uomo o Hemme o Trans) non può cancellare la primazia, non dell’uno, ma del non sul sesso che finisce per esserci nell’altro prima che ce ne sia in sé. Prima di esserlo, prima dell’essere, prima dell’avere che, stranezza smascherata, non precede la possibilità dell’essere che nell’esperienza soggettiva, fatalmente retroattiva di un processo che li avrà visti concatenarsi in un altro ordine rispetto a quello trattenuto comunemente: avere o non avere, poi essere o non essere. William S. aveva ragione, essere o non essere è la questione, aggiungiamo, la prima questione, quella che determina la seconda questione, quella dell’avere, presto promossa di essere presa per la precedente.

Tutto questo per non contraddire la dialettica negativa delle tracce tali che l’inconscio se ne costituisce, ben prima di essere percepito dalla realtà, tramite le concrezioni positive che ci servono da appoggi, sotto il giorno di una positività precisamente oscena.

Ma allora, quattro sessi? No, tre. Nel discorso, a oggi, rileviamo che Trans condivide la qualità di significante padrone come Uomo, e come Donna. Se le variazioni si individuano come accade per ogni sesso, questo non bipolarizza il sesso Trans in x possibilità, nell’inconscio, né lo unicizza.

 

Non un sesso nell’inconscio.

Alla realtà, è un’altra faccenda.

Nel discorso, tre sessi impossibili (vedi capitolo “scritture dei sessi, in Il sesso reinventato…). “Sesso impossibile”, traduzione ammissibile di Gheslescht, già riconosciuto per “generedisesso”.

 

***

 

Tre sessi, che designiamo qui con tre significanti, abusando, non dimentichiamolo, di una riduzione comoda, una schematizzazione normativa dell’elaborazione. Perché se dicessimo la verità dell’inconscio sul sesso, diremmo soltanto il sesso che non c’è, per nome: non c’è.

 

A questo stadio, a oggi, e questo non fa che continuare. Tre sessi che possiamo situare, per cogliere una particella d’interpretazione contemporanea, con le tre consistenze del nodo borromeo, che si pensa dal nodo Bo a tre dimensioni 3 = 1 +1 +1, oppure il nodo Bo generalizzato che illustra 3 = 4 -1, valori dell’omotopia ridotta per continuità, sorta di correzione che non ne è una, diciamo piuttosto il movimento del nodo che non è risparmiato dalla Vita.

S, per simbolico, lasciamoglielo, al sesso Uomo di tenersi lì.

I, spontaneamente, o diciamo in un primo tempo, conviene al sesso Donna se si pensa al sesso Trans di cui deliro il sapere rifiutato in ritorno di una revoca di smentita, dunque del Reale dove possiamo volerlo assegnare, facendo del sesso Donna l’inquilino dell’Immaginario.

 

In un secondo tempo, possiamo individuare una piccola verifica alla soluzione qui presentata. È che funziona?

Un po’.

Abbastanza, senza dubbio.

Il sesso Trans nel Reale illustra bene l’opportunità di tener conto del carattere spaziale atemporale del sesso nell’inconscio, in modo molto diverso dalla relatività programmatica della realtà che approfitta dell’occasione bipolare dell’iscrizione in modalità “c’è/non c’è”, elementare quanto un “nascondino” del sesso tra inconscio e realtà.

 

Maledetto “Fort-da”, quando ci possiedi al punto da farci credere di apparirvi.

 

I sessi detti Trans, Uomo e Hemme sono tre impossibili garanti, in un certo senso, del non-rapporto sessuale, ma soprattutto della non-complementarità sessuale. Ognun·a di loro è necessari·a alla specificità degli altri due, per assicurare innanzitutto la serie possibile, superare la coppia in cui tutti si credono il numero uno, e più avanti testimoniare una specificità, una singolarità senza dubbio, non condivisibile con gli altri due, basati come sono i sessi sull’essere impossibili: che non smettono di non scriversi.

 

Ogni sesso, così come li abbiamo considerati, rappresenta tre impossibili.

 

Di conseguenza, è del tutto problematico che i loro rispettivi fallimenti alimentino discriminazioni al di là della necessaria separazione tra ciascuno di essi, a meno di considerare che questo autentico fallimento non sia ammesso e sia continuamente oggetto di un rifiuto di sapere riguardo a questa struttura del sesso che non esiste nell’inconscio per gli esseri parlanti. È la nostra opzione interpretativa: smentita del reale del sesso che non c’è, al posto della bisessualità psichica costitutiva.

 

Tanto sangue versato per questo, è molto.

 

***

 

Questo conferma, dal mio punto di vista, che la messa in circolazione dei saperi sul sessuale attraverso la psicoanalisi, fuori dalla cura ma non fuori dal transfert, avrà permesso alla collettività di apprendere due o tre cose dell’individuale che la soggettiva: attraverso il genere l’irrealtà del sesso nell’inconscio, oltre i primi rilievi freudiani dove la schiuma fallica si presenta come indizio parziale, sebbene sia stata interpretata inizialmente come una verità completa; attraverso il Trans — prova collettiva significante — di un terzo sesso nel discorso in cui la sessuazione si lascia dire, così come l’a-sessuazione.

 

***

Il non c’è, del sesso nell’inconscio

 

Finora, nulla ci indica che la differenza sessuale sia iscritta nell’inconscio in modo differenziale o relativo, tale che l’uomo o la donna, o il maschio o la femmina della specie, possano fungere da riferimento se non come reliquie dell’esperienza della differenza sessuale, esperienza dei generi sessuali molto prima di essere anatomicamente investita durante l’assunzione genitale dello sviluppo del bambino.

Sappiamo che il genere si incarica, come oggetto nell’immaginario, di introdurre il soggetto alla differenza sessuale dove il sesso, oggetto simbolico innanzitutto, funge da riferimento nel discorso. E che ne consegue l’instaurazione della differenza dei sessi come autentica creazione psichica volta all’armonizzazione, alla semplificazione dell’esperienza della differenza sessuale. Potremmo dire della differenza (punto e basta), poiché è l’esperienza della differenza colpita dagli effetti del sessuale a ritroso del suo attraversamento a fornirle, nell’immaginario, la forma del binarismo volto a trattenere l’operazione di base necessaria a ogni riferimento: cosa sono io per come l’esperienza dell’altro mi informa? Cosa sono io, innanzitutto, benché sia contaminato, da sempre, dal chi di un’identità circolante in parole. Cosa sono io che precede, naturalmente, il cosa vuole l’altro da me? Al quale associamo la priorità soggettiva molto spesso, forse un po’ troppo rapidamente…

Si è spesso detto, e sentito dire, che questa prospettiva può sostenere una comprensione dell’iscrizione di un sesso nell’inconscio, non due, senza sapere quale, mentre alcune voci sostengono che questo sesso unico vi si iscriva grazie alle sue qualità falliche (primato fallico della libido freudiana) — in nostalgia dell’invenzione della scrittura da parte dell’uomo che vuole dimenticare che è la scrittura ad aver inventato lui; la sua possibilità, anche acquisita, è sempre valsa come il più grande dei suoi precedenti.

Significa dimenticare che ciò che l’esperienza della differenza sessuale oppone al soggetto è né più né meno che l’incapacità dell’inconscio di accogliere le sfumature della realtà fenomenica dove un ordine (sic) solo noumenico sembra dispiegarsi senza soffrire dell’assenza di cronologia indispensabile al fenomeno, solo l’intelligibile che, come l’inconscio, non ha bisogno del tempo, ma solo di uno spazio — non euclideo, occorre precisarlo.

Quindi, parliamo forse piuttosto di un a-sesso (per il privativo e per la causa del desiderio), per dire la negatività della traccia, le costituzioni negative del soggetto, e proporre brutalmente che l’oggetto causa del desiderio, l’oggetto a, possa trovarvi il suo posto, di precursore e prodotto, dunque duale: quello attraverso cui l’ambiguità sessuale degli esseri parlanti si stabilisce in bisessualità psichica costitutiva, dove l’inconscio non è bisessuale, ma «esso è la bisessualità ». Perché è proprio questo che incontriamo sempre nell’esperienza clinica psicoanalitica: nessuno si adatta facilmente al non-sesso che può credere di dover costituire per rispondere alle interpellanze del discorso che lo somma a situarsi nel paesaggio sessuale. Un a-sesso nell’inconscio (Reale), indotto dal genere del discorso (Simbolico), che precede il sesso creato nella realtà, dunque nel corpo (Immaginario). L’Uomo o la Donna si erigono solo per dare forma alla materia negativa dell’esperienza della differenza sessuale, dall’a-sesso fino al sesso passando per il genere, così come ne abbiamo proposto una definizione e una descrizione in Le sexe réinventé…

Una negatività da discutere, tuttavia, poiché come causa del desiderio, la sua qualità privativa è problematica. Qui, l’« a » non si limita a trattenere o intaccare, l’« a » sigilla un luogo per il sesso: quello dei resti costitutivi del soggetto, effetto della dialettica negativa organizzatrice. Così pensata, la procedura umana di costituire i sessi attraverso la forma è un invito senza sfumature alla binarità come proiezione conseguente della bisessualità sopra citata (sappiamo perché amiamo il cinema, conosciamo in anticipo gli orrori affidati alle IA). La binarità è necessaria, non per le sue qualità di doppio, ma di divisione, contro il nostro difetto: non ci adattiamo così bene al fatto che il nostro inconscio non assorba l’insieme delle dimensioni della realtà che subiamo e viviamo, dimenticando che siamo noi a crearla. Delle dimensioni della nostra realtà vissuta, la nostra realtà psichica non le trattiene tutte. Ne siamo molto infastiditi, anche sprovvisti, in fondo invalidi. Compensiamo questa riduzione della complessità disponibile con l’edificazione di separazioni create di sana pianta per organizzare ciò che sembra mantenersi in confusione, in una complessità non dominabile dall’inconscio.

Scindiamo, separiamo, distinguiamo, discriminiamo per tentare di avere il controllo su ciò che ci accade — noi sechiamo (secare : sesso), ci sessuiamo. E amiamo questa quasi-scissione. Bisogna dire che è necessaria a tutte le operazioni psichiche di base. È uno dei rudimenti dello psichismo, la scissione (fondata sulla discriminazione, non di potere: la contabilità non si esercita per l’inconscio alla soglia del sesso, ma subito dopo). Così, la binarità, che ci spinge a dibattere e legiferare dove confondiamo le nostre comprensioni egualitarie, è la cosa più stupida della terra e la più necessaria all’organizzazione delle masse, in quanto permette, senza troppi dispendi energetici, di situare se stessi a partire dall’esperienza dell’altro. Come fare più semplicemente? Forse è impossibile, forse è il mezzo più breve ed economico, quindi preferito, per l’apparato psichico. Ma la verità dell’esperienza, come ogni volta che il principio di piacere governa in modo parsimonioso, viene sacrificata al rischio del semplicismo. Fare diversamente impone di fare chiarezza con il proprio inconscio: alcuni parlêtres vi si dedicano, la maggior parte no.

 

Parsimonioso, prima di essere contabile, l’inconscio. Estesa, la psiche.

 

Da ciò è facile dedurre che nell’inconscio si iscrive un solo sesso, per chiunque: il sesso che non si ha. E dedurre ancora, più avanti, come la binarità (prodotto della scissione) cerchi di far valere nella realtà comune ciò che, nell’inconscio, sta in dimensioni minori a causa non di una mancanza di registri (rappresentazione di cosa, di parole, iscrizioni di tracce mnestiche, ecc.), ma del loro regime (si può dire politico?) che si differenzia rispetto alla divisione che l’assenza di produzione di tempo fa pesare sull’inconscio. La realtà è relativa dove l’inconscio è quantistico? Abusiamo ancora un po’ di questa non-analogia, lasciando questo scarto a rappresentazioni proiettate.

Ed è un errore, perché ciò che c’è non è l’avere, ma il che non c’è: il sesso che non c’è che, molto presto, inviterà l’essere a riconoscervisi per godere finalmente del suo avere (due azioni co-occorrenti, di cui riteniamo erroneamente un ordine di esecuzione).

 

Ciò non impedisce di sottolineare che, fatti come siamo, è proprio il fallico a prevalere qui, per la sua principale efficienza che è la sua mancanza di rappresentante significante che invita, ancora una volta, a considerare il cammino dei segni dove si scava il destino di ciò che non c’è e che spinge a essere, in relazione all’avere.

Il primato fallico è alla fonte di questa possibilità dell’iscrizione negativa del sesso nell’inconscio, e del Fallo come significante mancante. Senza questo, nessuna iscrizione del soggetto nel paesaggio sessuale: ciò che sarebbe una pura asessuazione formale — senza alcuna vicinanza con l’a-sessuazione, se non come prova, nell’immaginario, della sua incomprensione, del suo rifiuto.

Il sesso del soggetto è innanzitutto quello che non ha, poi il sesso che l’altro è, poi il sesso che non è per l’altro, poi il sesso che ha benché in opposizione dinamica con quello che non ha storicamente, che accoglie la possibilità di essere di quel sesso che esiste nel soggetto, articolato alla funzione fallica che gli offre la mancanza come vettore. Quale corpo non godrebbe di questa danza?

Così prosegue, senza mai concludersi né consistere a sufficienza, la scrittura dei sessi impossibili che non smette di non scriversi. Ciò non impedisce di sprecare il nostro peso in bozze di litanie letterarie, perpetuamente, come se finissero per scriversi, per essere possibili questi sessi impossibili condannati alla loro invenzione perpetua, e di proporli all’economia di mercato (anticamera della realtà dell’economia psichica libidica), l’unica capace di accogliere questo tipo di messa in forma che noi facciamo, così spesso, passare per le rappresentazioni che non sono dei sessi.

Non tutte le rappresentazioni hanno dei rappresentanti.

 

Non dimentichiamo, se possibile, che alla nostra mancanza di definizione geometrica dell’inconscio siamo tentati di apporre i nostri fantasmatici e non meno fantastici immaginari così proiettati, esageratamente, su una superficie tuttavia priva di riflesso, come se potessimo rifletterci, specchiarci.

E accetteremmo, allora, che l’altro ci rimanga incalcolabile, il suo sesso impossibile, il nostro dipendente in parte dal suo: tutte condizioni necessarie alla funzione del Fallo, che rendono necessaria la funzione fallica.

Senza questo, niente funzione fallica e il suo significante per sempre mancante, che attiva una dialettica profana dell’incontro sessuale tra un sesso e la sua esperienza, che sia fatta di un altro in carne e ossa e/o di frammenti di fantasmi: l’unica vera libertà sessuale.

E continueremo a riflettere sul fatto che il genere è un precursore del sesso, ben lontano da ciò che immaginavamo, e ancora più lontano dal comfort sociale e immaginario o narcisistico che ci incoraggia sempre a ridurlo, questo genere, a una modalità di espressione del sesso, cosa che in realtà non è mai, contrariamente a quasi tutte le apparenze che riteniamo a suo riguardo: ciò che credono, purtroppo, troppi analisti ad oggi.