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Presentazione del libro
1. Collocazione dell’opera
Dal genere all’a-sessuazione. Un’interpretazione psicoanalitica costituisce il secondo volume della serie Clinica del genere in psicoanalisi, il cui primo tomo, Il sesso reinventato dal genere (2016), aveva già posto le basi di un’articolazione tra teoria psicoanalitica e studi di genere. Dieci anni dopo questo primo volume, Vincent Bourseul offre qui il frutto di un decennio di lavoro clinico e teorico a contatto con le mutazioni contemporanee del sessuale, delle identità e dei modi di godimento (p. 14). Si tratta di un libro d’intervento, su diversi punti.
L’opera si colloca nel solco di Freud e di Lacan, cercando al contempo di superare una postura di eredità reverenziale. Si tratta, secondo la formula dell’autore, di «seguire la lettera lacaniana sulle sue tracce, e non più le tracce di Lacan alla lettera» (p. 117). Questo gesto metodologico consente una ripresa dell’elaborazione concettuale che non si limita né ad applicare formule note né a respingerle, ma le sposta topologicamente per rivelarne potenzialità inedite.
La posta in gioco per la comunità analitica è la seguente: mentre le questioni dette «di genere» (e tutto ciò che esse ricoprono) sono spesso trattate dalla psicoanalisi in modo difensivo — tra diniego, patologizzazione affrettata o adesione —, questo libro propone un’altra via: quella di un’interpretazione psicoanalitica del genere che rinnova i concetti della disciplina in materia di sessuazione. L’Introduzione (p. 9‑18) traccia il programma di questa «erranza irriverente» che caratterizza l’insieme del percorso: dopo la costruzione del 1° volume, è un’interpretazione quella che propone questo 2° volume (p. 187).
2. Il concetto centrale: l’a-sessuazione
Il cuore dell’opera, ma anche la sua conclusione, risiede nell’elaborazione del concetto di a-sessuazione, sviluppato principalmente nel capitolo «L’a-sessuazione: perversione del fallico» (p. 52‑68). Questo neologismo non designa un’assenza di sessuazione, né una negazione della differenza sessuale, ma una modalità di sessuazione detta «fuori-Fallo», cioè un processo soggettivo che opera al di là dei quadri tradizionali della sessuazione lacaniana così come viene abitualmente interpretata, senza per questo rompere con la funzione fallica. La formula precisa di Bourseul è: «fuori-Fallo, ma non senza il fallico» (p. 7‑8). Questa distinzione tra il Fallo (significante padrone, carico di confusioni immaginarie) e il fallico (funzione operativa legata alla castrazione soggettivata) struttura l’intera riflessione.
L’a-sessuazione emerge, secondo l’autore, come una perversione del fallico — non nel senso di una struttura clinica, ma nel senso di un rovesciamento, di una torsione strutturale che risponde, quarantotto anni dopo, al rimpianto espresso da Lacan in Il sinthomo di fronte all’inefficacia della psicoanalisi nel creare una nuova perversione (p. 117). La perversione del fallico sovverte i discorsi che Lacan aveva messo in luce, rivelando l’efficacia e la portata del fallico al di là dei riferimenti noti.
Questo concetto possiede una doppia virtù: clinica e teorica. Sul piano clinico, permette di accogliere le esperienze soggettive contemporanee — transizioni di sesso, trasformazioni del genere, nuove sessualità — senza ricondurle a una patologia, ma ascoltandole come formazioni dell’inconscio che testimoniano un lavoro psichico sul godimento e sul desiderio. Sul piano teorico, propone di liberare le formule della sessuazione da ciò che, nell’imbroglio interpretativo degli ultimi decenni, impedisce all’immaginario di dare forma al reale del sesso (p. 52), in particolare il materiale non speculare così determinante della sessuazione, e così vivamente coinvolto dagli effetti dell’agonia neoliberale sul legame sociale.
3. Spostamenti teorici maggiori
Dall’esclusiva necessaria all’inclusiva necessaria
Il capitolo «Complemento alla Teoria sessuale (1): l’a-sessuazione» (p. 117‑132) propone uno spostamento notevole dell’opera, che riguarda il trattamento del polo della necessità nelle formule della sessuazione. Là dove Lacan aveva collocato, dal lato detto «maschile», l’esclusiva necessaria — l’almeno-uno che sfugge alla funzione fallica, il Padre dell’orda che gode della sua esclusività sessuale —, Bourseul propone di sostituirla con l’inclusiva necessaria, formulata così: «ognun·ə è non-tutt·ə» (p. 122). Questo passaggio da «esiste almeno uno» a «ognun·ə» non è né un’inversione né un capovolgimento: è uno spostamento topologico che permette di leggere la sessuazione da un altro punto d’immersione, accettando di esplorare la faccia destrogira del nodo borromeo (p. 62‑66).
I quattro poli della sessuazione si ridistribuiscono allora (p. 122): il necessario («ognun·ə è non-tutt·ə»), il contingente («non tutt·ə è un·ə»), l’impossibile («nessun·ə è tutt·ə») e il possibile («ogni tutt·ə è un·ə»). Questa ridistribuzione permette di non appoggiarsi più né sull’immaginario patriarcale di un tempo né su quello di un ipotetico matriarcato, ma su una prospettiva illuminata del mancare-a-essere per tutt·ə-un·ə di fronte all’intermittenza dell’avere come una nuova etica sessuale.
Quattro nuovi discorsi
La messa in tensione delle formule riviste della sessuazione con la teoria dei discorsi conduce Bourseul a formalizzare quattro nuovi discorsi (p. 126‑131), ottenuti mediante una rotazione di un quarto di giro degli elementi (S, S1, S2, a) nella struttura discorsiva: il Discorso trans (o Discorso dell’a-sessuazione), il Discorso femminista, il Discorso ecologista e il Discorso identitario. Questi quattro discorsi non sono descrizioni sociologiche: sono strutture discorsive formalizzate secondo il metodo lacaniano, ciascuna organizzando in modo specifico i rapporti tra verità, sapere, godimento e soggetto.
Il Discorso trans appare come la lettura del Discorso psicoanalitico dal versante destrogiro del nodo borromeo: l’oggetto a è al posto della verità, rappresentato dal sapere (S2) che si rivolge al significante padrone (S1) per produrre il soggetto (S) (p. 126). Questo discorso costituisce un’estensione, se non una conseguenza, del Discorso psicoanalitico liberato dalle limitazioni immaginarie delle nostre letture interpretative. Gli altri tre discorsi (femminista, ecologista, identitario) se ne deducono per quarto di giro e permettono di rendere conto delle modalità discorsive che caratterizzano il nostro contemporaneo.
Due fantasmi e la père-version
Il capitolo «Dal fantasma eteros-patriarca al fantasma a-patrìde» (p. 70‑72) propone la formalizzazione di due fantasmi fondamentali. Il primo designa il modo di godimento legato all’esclusiva necessaria patriarcale; il secondo nomina un modo di rapporto al desiderio che si organizza a partire dall’inclusiva necessaria. Questa opposizione non si riduce a un dualismo: permette di cartografare le posizioni soggettive nella loro mobilità, in articolazione con il passaggio dalla père-version (la versione del padre, la perversione del Fallo come regime dominante: il patriarcato) all’a-version (la perversione del fallico come apertura a nuovi possibili).
4. Questioni cliniche per la pratica analitica
La portata clinica di queste elaborazioni riguarda ogni praticante confrontat·ə con le realtà soggettive contemporanee. Bourseul sottolinea che la maggior parte delle questioni legate al genere in transizione, in trasformazione, in superamento e creazione non mira in alcun punto alla sessuazione (p. 57), ma ad altre costruzioni che ora devono essere interpretate (tra cui l’a-sessuazione). Questo richiamo disinnesca la confusione ricorrente tra genere, sesso e sessuazione, confusione che ha prodotto difficoltà cliniche quando alcuni analisti hanno creduto di poter interpretare le formule della sessuazione invece di sostenerle come si attraversa un’esperienza, anche a costo di vedere aprirsi altri orizzonti, altre sessuazioni.
La «Lettera a un·ə psicoanalista d’oggi» (p. 84‑87) rivolge una critica a ciò che l’autore identifica come un rifiuto della castrazione da parte di molt·ə analisti essi stessi: quelli e quelle che oppongono un diniego alle questioni «di genere e compagnia», dimenticando che queste questioni sono precisamente centrate sul Fallo e sul suo simbolismo storico, che da tempo ne maschera la realtà creativa al servizio della bisexualità psichica costitutiva. In questo senso, l’a-sessuazione invita i/le clinici/che a sostenere l’attenzione alle sfumature del non-tutto fallico, così spesso pensato a torto come non fallico, e a esplorare la sessuazione senza sprofondare negli arcani falsamente simbolici in cui l’uomo e la donna dovrebbero trovare «il loro lato».
Il contributo di Judith Butler è riconosciuto nell’opera: la sua lettura butleriana di Freud è apprezzata per ciò che ha permesso di riaprire nel campo analitico. Ma Bourseul non si ferma qui: propone un’articolazione propriamente psicoanalitica, ancorata nella topologia lacaniana e nella clinica dell’esperienza, anche a costo di portarla più lontano, irriducibile ai soli apporti dei gender studies o della teoria queer.
5. Interessi teorici nell’attuale: per la psicoanalisi di domani
Perché questo libro merita attenzione oggi, e in che modo prepara la psicoanalisi di domani? Si possono avanzare diverse ragioni.
In primo luogo, risponde a un’urgenza clinica. In tutto il mondo, gli analisti ricevono soggetti i cui percorsi identitari, le pratiche sessuali e i modi di godimento non rientrano più nelle griglie di lettura ereditate dal secolo scorso. L’alternativa tra patologizzare e banalizzare è un vicolo cieco. L’a-sessuazione offre un quadro concettuale per ascoltare queste esperienze come formazioni dell’inconscio a pieno titolo, che testimoniano il lavoro del soggetto sul godimento e sulla castrazione. Permette di distinguere ciò che riguarda il genere (il rapporto di genere si scrive, ci dice Bourseul) da ciò che riguarda la sessuazione (il rapporto sessuale non si scrive) — distinzione dalle conseguenze cliniche rilevanti.
In secondo luogo, rinnova l’apparato concettuale della psicoanalisi senza tradirlo. I quattro nuovi discorsi non sono un’improvvisazione sociologica: procedono dalla stessa logica formale dei discorsi lacaniani, ne sono un’estensione topologica rigorosa (p. 126‑131). Allo stesso modo, il passaggio dall’esclusiva necessaria all’inclusiva necessaria non abolisce la sessuazione lacaniana: ne esplora l’altro versante, quello che la messa a piatto in due dimensioni aveva reso invisibile (p. 122‑125). L’apparato teorico esce arricchito da questa operazione.
In terzo luogo, interroga le irrigidimenti difensivi della psicoanalisi. Uno degli apporti del libro è mostrare che la resistenza di molt·ə analisti alle questioni di genere costituisce essa stessa un rifiuto della castrazione (p. 85‑87). L’aggressività reattiva di fronte al genere, la patologizzazione affrettata delle transizioni, il ripiegamento dietro formule recitate senza essere attraversate: tanti segni di una posizione soggettiva che rifiuta la prova dell’ignoto. Proponendo un quadro teorico che non arretra davanti a questa prova, Bourseul offre agli analisti i mezzi per sostenere il loro desiderio di sapere senza rifugiarsi nel comfort di una ripetizione morta.
In quarto luogo, apre la questione del Nome-delle-sorelle. Il capitolo «Distruggere, dice-iel» (p. 103‑116) propone che i significanti «trans» e «iel» funzionino come versioni del Nome-delle-sorelle, altrettanto competenti quanto quelle del Nome-del-padre nel sostenere la metafora paterna. Questa proposta non ricusa la funzione detta paterna: la libera dal suo rivestimento paternalista e patriarcale, conformemente all’invito di Lacan a fare a meno del Nome-del-padre a condizione di servirsene (p. 14). Questa proposta avrà conseguenze per la comprensione della psicosi, delle supplenze e dei modi di annodamento contemporanei.
In quinto luogo, ridispiega la bisexualità psichica. Il capitolo «L’inconscio non è bisessuale. Iel è la bisexualità» (p. 97‑110) fa del pronome «iel» il significante capace di illustrare la costituzione bisessuale degli esseri-parlanti (fr.: êtres-parlant·e·s), ricordando che l’inconscio è la bisexualità, e non il contrario (p. 117). Bourseul reinscrive al cuore della teoria freudo-lacaniana un elemento troppo spesso eclissato. La bisexualità psichica non è più un residuo imbarazzante della teoria dei Tre saggi: diventa il perno stesso della comprensione della sessuazione e delle sue mutazioni contemporanee.
Conclusione: un’etica dell’erranza
Dal genere all’a-sessuazione è un libro esigente, che non si concederà senza sforzo. Chiede ai/alle suoi/sue lettor·ice·s (fr.: lecteur·ice·s) di accettare di disorientarsi, di perdere i riferimenti familiari, di attraversare le formule invece di usarle come scudo. È la condizione stessa del pensiero analitico, che l’autore qualifica come «erranza irriverente».
Per gli psicoanalisti di ogni orientamento, quest’opera è un invito a riprendere il lavoro là dove il comfort della ripetizione lo aveva congelato. Il reale del sesso non smette di non scriversi, e i soggetti che riceviamo continuano a inventare modi inediti di trattare questa impossibilità. L’a-sessuazione non è una teoria in più: è uno strumento per non arretrare davanti a ciò che i/le nostri/e pazient·e·s (fr.: patient·e·s) ci insegnano, sulle tracce e alla lettera, sul divenire delle sessuazioni.